Scomparsa del Prof. Giacomo Cioffi

Il Dipartimento partecipa con commozione al dolore della famiglia per la scomparsa del Prof. Giacomo Cioffi, uno dei suoi fondatori.

Comments

Giacomo Cioffi, Mimmo, ci ha lasciato dopo pochi mesi di una malattia che non è riuscita a toglierli la serenità, il sorriso, la capacità di dimostrare affetto alla sua splendida famiglia, e ai tantissimi amici.
Ho conosciuto Mimmo seguendo la prima erogazione del suo corso, Sistemi Combinatori e Sequenziali, nel '70-'71. Ruberti aveva colto con prontezza ("il tempo non è una risorsa rinnovabile") le opportunità offerte dalla liberalizzazione dei piani di studio per iniziare a svecchiare i curricula. L'estate successiva la passai in SIT-Siemens a progettare e realizzare, saldando transistor, i sistemi giocattolo usati da Mimmo nelle esercitazioni. Mi colpiva nella sua didattica, come prima in quella di Ruberti (Controlli Automatici) e poi in quella di Sergio De Julio (Ricerca Operativa) la capacità di collegare una teoria elegante ad utilizzazioni che apparivano concrete, utili ed immediate. Nel '75, a via Buonarroti fu il mio primo compagno di stanza. Veniva per lunghissime spiegazioni ai molti studenti e tesisti(alcuni destinati a carriere eccezionali), mentre era ancora ricercatore della Fondazione Bordoni). Nel '77 l'Istituto di Automatica decise che io, entrato con una borsa per occuparmi di modellistica economica, potevo continuare questo percorso ma, da assistente ordinario di Controlli Automatici, avrei smesso di supportare Mario Lucertini nelle esercitazioni ed esami di Ricerca Operativa e sarei passato ad aiutare Mimmo in quelli di Sistemi Combinatori e Sequenziali. Erano tempi eroici in cui si era pochissimi (tre soli informatici in tutta l'Ingegneria a Roma: Paolo Ercoli, Mimmo e Giorgio Ausiello), e il numero di studenti cominciava e crescere moltissimo. Ruberti aveva avuto l'intuizione di tenersi stretti gli informatici nell'Istituto di Automatica e coltivava un disegno un po' imperialistico (la Teoria dei Sistemi), di occuparsi di tante diverse modellistiche (da quella dei sistemi biologici a quella economica). Sicuramente si rischiava la tuttologia, ma si costruì un forte legame culturale che ritroviamo oggi nel Dipartimento di Ingegneria Informatica Automatica e Gestionale Antonio Ruberti. Per questo forse il corso di Mimmo si chiamò Sistemi Combinatori e Sequenziali e non semplicemente Reti Logiche. Aiutare Mimmo nella didattica fu una esperienza umana e culturale centrale per la mia vita. Non solo perché, ogni tanto implicanti e mintermini, mi tornano utili, ma per la possibilità di osservare da vicino Mimmo, il suo modo di lavorare, la sua lucidità, il suo rigore morale, la sua eleganza e la sua allegria. L'esame scritto, quattro ore, era un progetto, che discutevamo con lo studente (e Mimmo gli disegnava pulitissimi schemi a blocchi e diagrammi di transizione dello stato), poi due lunghe domande orali. Alla fine Mimmo si concentrava e, serissimo, cominciava a scrivere la valutazione: Scritto, con una S grande, tonda e sottile e il primo voto in decimi, poi gli altri due. Non era tenero e anche io maturai una fama sinistra. Ma era era rigorosamente giusto e ci teneva ad essere rispettato (perché il docente deve essere rispettato). Il lavoro era per lui una cosa seria e quindi divertente. Non ha mai consentito che comprimesse troppo le altre dimensioni della sua umanità. Era molto alla mano ma ci teneva al decoro e, direi, al rispetto delle istituzioni. Ricordo che a Santa Cecilia non gli andava giù quando l'ospite straniero di passaggio in dipartimento si presentava in calzoncini corti. Ricordo quanto Ruberti si fidava di lui quando aveva bisogno di un vero ingegnere. Nel 1984, una sera a casa sua, eravamo in tanti, anche Franco Preparata, Paola Bertolazzi ed io uscimmo dalla clandestinità, dopo sette anni, annunciando che ci saremmo sposati il mese successivo. Ricordo la serenità e l'allegria di questi ultimi anni vissuti da pensionato. Quando gli telefonai per gli auguri degli ottanta anni, lo trovai in Grecia con Angela, figli e nipoti. Ricordo la curiosità tecnologica che, fino a pochi mesi fa, lo guidava nella scelta di gadget sofisticati, soprattutto per orientati alla musica e al cinema. E infine la serenità di questi ultimi mesi di malattia e il bel sorriso con cui mi ha baciato e salutato una settimana fa.

 
foto di Giacomo Cioffi.
 

 

Il Dipartimento di Ingegneria informatica, automatica e gestionale Antoni Ruberti perde uno dei suoi fondatori, Giacomo Cioffi. Per me è difficile pensare che Mimmo non ci sia più. La prima volta che lo vidi fu in aula 33 di Ingegneria a La Sapienza, io studente e lui professore di Sistemi Combinatori e Sequenziali. Mimmo era davvero bravo come docente. Mi colpì il suo modo brillante di spiegare, condito con la capacità di trasmettere razionalità ed un non so ché di pacatezza, che mi ricordava il ritmo di certi napoletani (allora non sapevo che fosse proprio napoletano). Poi lo conobbi come collega, sempre saggio, collaborativo e correttissimo. Bravissimo ingegnere, bravissimo docente, grande collega, certo, ma soprattutto lo conobbi fino in fondo come gran brava e bella persona, con valori umani di primissimo livello, che testimoniava anche con l'impegno politico. Sono sicuro che mancherà a tutti quelli che lo hanno conosciuto. --Maurizio Lenzerini
 

 

Il Rettore ci scrive: "Esprimo a nome dell'Ateneo le più sentite condoglianze per la scomparsa dell'illustre collega prof. Giacomo Cioffi".

Effettivamente Mimmo era un illustre professore, uno dei fondatori di questo dipartimento, una persona autorevole, ma io lo ricordo soprattutto come un uomo sorridente e ironico, capace di apprezzare tutte le cose belle e piacevoli della vita, da una bella musica a un quadro a una gita in barca, che trasmetteva gioia di vivere e pensieri positivi.

 

© Università degli Studi di Roma "La Sapienza" - Piazzale Aldo Moro 5, 00185 Roma